LA SCALA DI SETA

La Stagione d’Opera del Teatro Fraschini di Pavia prosegue con la terza opera lirica in cartellone con “La scala di seta” di Gioachino Rossini. Direttore Francesco Ommassini. Regista Damiano Michieletto. Si alza il sipario del Teatro Fraschini, venerdì 27 novembre alle 20.30 e in replica domenica 29 alle ore 15.30. Presso il Teatro San Moisè di Venezia, tra la fine del ‘700 e l’inizio del ‘800, ebbe fortuna il genere della farsa comica. Un giovane Rossini ne compose cinque, sull’onda dell’entusiasmo popolare. La trama de “La scala di seta” comprende i tipici elementi del teatro settecentesco: un matrimonio segreto, gli incontri furtivi, un tutore da raggirare, le pericolose iniziative del servo. Un gioco scenico che sa anticipare la geniale personalità musicale dell’autore. Francesco Ommassini, già solista con l’ensemble “I Solisti Veneti”, dirige l’allestimento curato per il Rossini Opera Festival da Damiano Michieletto, regista originale, conteso all’estero, spesso audace, laureato a Venezia e diplomato alla Paolo Grassi di Milano. Ecco un significativo estratto da un’intervista, dalla viva voce del regista Damiano Michieletto, a cura di Franco Pulcini: “La prima volta che ho letto il libretto della “Scala di seta”, ho osservato che si tratta di una commedia giocata negli ambienti interni di una casa, di un appartamento. Il libretto parla di varie stanze, ma prevede un unico luogo, una camera, in cui tutti i personaggi convergono. Io ho invece previsto anche questi altri luoghi citati, e ho trasformato lo spazio visibile in un miniappartamento contemporaneo, in cui vive Giulia, la protagonista. Ho fatto questa lieve trasformazione per poter meglio ricreare il gioco teatrale del libretto. Volevo divenisse il più possibile divertente, restando al servizio della storia. Il mio intento era riuscire a raccontare l’intreccio in maniera allegra e giocosa. Avevo bisogno di uno spazio che permettesse di recitare con brio e senso del comico. Le varie stanze di questo appartamento, in realtà, sono un grande spazio aperto, perché ho tolto tutti i muri, anche se in alto sono indicati come nel disegno di una piantina. Però i personaggi che calcano la scena recitano come se i muri ci fossero veramente. Per rendere leggibile questo gioco scenico, lo spettatore vede la rappresentazione riflessa in uno specchio in alto, dove i muri sono tracciati. È come la piantina di un miniappartamento che si anima: un doppio spettacolo, uno di fronte e l’altro dall’alto, (…) Il teatro si serve spesso di questo stratagemma scenografico. L’idea iniziale era quella di fare uno spettacolo con oggetti e puntare sulla recitazione e sulla mimica dei cantanti la di fare uno spettacolo con oggetti e puntare sulla recitazione e sulla mimica dei cantanti- attori. Loro devono sempre recitare con porte inesistenti che si aprono e si chiudono, con gente che batte pugni su un muro immaginario o che ci appoggia l’orecchio per spiare. È surreale, ma fa parte della vita del teatro, che è anche fatta di finzione. Allestimento originale del Rossini Opera Festival di Pesaro. Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano. Coproduzione dei Teatri di OperaLombardia. Info sul sito www.teatrofraschini.org
                                                                                           Michele OLIVIERI

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