Riccioli: il “massimo” a Londra

Roma – “Il mio obiettivo è quello di proporre piatti capaci di sedurre il palato, sollecitando anche la memoria olfattiva, regalando al cliente una pausa di vero relax, in un ambiente comodo e ospitale, fruibile da mattino a sera, aperto alla città e agli stranieri”. Parola di Massimo Riccioli, da 30 anni chef conosciuto a livello internazionale che è appena rientrato a Roma dopo aver conquistato il palato degli inglesi. Il cuoco di origine siciliana – esperto nella cucina di pesce – ha infatti voluto a Londra un ristorante con il suo nome, “Massimo”, e che unisse tradizione italiana e sperimentazione inglese. E ora, dopo aver gestito il ristorante di cucina italiana all’interno del Corinthia Hotel, un albergo a cinque stelle nel cuore della capitale britannica – è pronto a rimettersi ai fornelli ma questa volta nella sua città, all’hotel Majestic di via Veneto. Non poteva non fare tesoro però dell’avventura londinese: “È stata un’esperienza meravigliosa. Londra – racconta lo chef – mi è rimasta nel cuore per la sua apertura a tutte le culture, per la grande attenzione alla qualità dell’offerta. Per quanto riguarda il ‘Massimo’ al Corinthia, mi piace pensare di aver creato per gli ospiti del ristorante un luogo veramente accogliente dove chiacchierare, assaggiare e farsi sedurre da vere delizie per il palato”. Riccioli è uno chef non convenzionale, che ama il contatto con i clienti e che, anche al Majestic, trasferirà la sua volontà di offrire al pubblico un momento di vero piacere. Icona della buona cucina e del buon “made in Italy” si dice “fiero di portare fuori dai confini la parte buona dell’Italia”. “È un onore” racconta infatti Riccioli che spiega così quanto è importante nella sua cucina il rispetto della tradizione e l’ eccellenza delle materie prime: “Sono punti molto importanti della mia proposta gastronomica. Ma oltre alla massima attenzione alle preparazioni, rigorosamente artigianali, e alla stagionalità dei prodotti, sono convinto che l’ingrediente finale sia la convivialità e l’allegria”. A proposito del “made in Italy” Riccioli aggiunge: “Nel nostro Paese è sufficientemente tutelato ma, come nel mio lavoro, la sufficienza non basta. È necessario fare di più, cercare di garantire un standard il più elevato possibile. Le eccellenze gastronomiche che custodisce il Belpaese sono uno dei motivi per cui amo lavorare in Italia ed è un peccato quando non vengono riconosciute e diffuse all’estero”. “Non esiste grande cucina senza grandi ingredienti – precisa ancora il cuoco – io e i miei collaboratori mettiamo tutta la nostra passione per trasformarli in pietanze capaci di coniugare equilibrio nutrizionale, gusto e piacere del palato”. Il nuovo chef del Majestic non è poi avaro di consigli indirizzati a chi oggi desidera entrare nel mondo dell’arte culinaria: “Ai giovani chef suggerisco di ampliare le proprie esperienze. Tuttavia penso – continua Riccioli – che non esistano giovani chef. Chef si diventa dopo anni di lavoro nelle cucine, dopo essersi messi in gioco, dopo aver imparato dai maestri in giro per il mondo. Per il resto credo che sia indispensabile l’amore per il lavoro e una ricerca quasi ossessiva dei sapori migliori”. Se oggi la cucina di Riccioli è sinonimo di qualità, genuinità, prelibatezza e raffinatezza è anche grazie alle esperienze all’estero, al confronto con altre tradizioni così come all’ambiente in cui si è formato lo chef: “La mia passione per la cucina nasce in famiglia – racconta il cuoco – non ringrazierò mai abbastanza i miei genitori, Romana e Carmelo (fondatore de La Rosetta a Roma, una delle pietre miliari dell’alta ristorazione italiana che ha portato nel cuore della capitale la cucina di pesce, ndr) per il buon cibo che da sempre mi hanno proposto e per i tanti insegnamenti culinari impartitimi”. “Amo cucinare tutto quello che ci offre il mare – confessa Riccioli – se mi lascio cullare dalla memoria mi tornano in mente le tante domeniche in cui, con la mia famiglia, andavamo a mangiare cozze crude col limone e più tardi, dopo una passeggiata lungo il molo, aspettavamo il rientro delle paranze per comprare le pannocchie che mio padre la sera avrebbe cucinato ‘in brodetto’. Sono affezionato – ammette – a tutte le meraviglie che ci regala il mare”. Infine un riferimento ai popolari talent culinari che tanto successo oggi hanno in tv. “Non guardo i reality culinari. Trovo che banalizzino un lavoro complesso, un lavoro di per sé spettacolare, ma che certi format televisivi privano dell’anima, della sua autenticità”. 

                                                                                                                                          Ely Galleani

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