RIAPERTURA “TEATRO NICCOLINI”

Da venerdì 29 a domenica 31 gennaio il Teatro Niccolini di Firenze riapre al pubblico e sarà Gabriele Lavia ad alzare il sipario con la poesia di Giacomo Leopardi. Dopo il successo conquistato nel “Cortile del Museo Nazionale” del Bargello nell’estate 2014, Lavia dice Leopardi torna a Firenze nella rinnovata sala di via Ricasoli, che entra a pieno titolo a far parte del sistema della Fondazione Teatro della Toscana, insieme al Teatro della Pergola, al Teatro Era e al Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci. Una “casa” della lingua italiana, della letteratura e della nuova drammaturgia, non solo classica ma anche contemporanea, per produzioni in parte maggioritaria a firma Teatro della Toscana. La riapertura del Niccolini con “Lavia dice Leopardi” è il segno dell’inizio di un viaggio nella profondità dell’animo umano, un nuovo omaggio alla poesia, alla voglia di sondare la parola e i suoi significati. Il Teatro Niccolini, tornato a nuova vita dopo vent’anni grazie all’imprenditore Mauro Pagliai, che ne ha acquistato l’immobile e ha finanziato l’imponente restauro, accoglie Gabriele Lavia nel recital che inaugura la programmazione della Fondazione Teatro della Toscana e riporta a Firenze il poeta che qui vide realizzarsi nel 1831 la prima edizione dei suoi immortali Canti, a cui Lavia darà nuova voce. “Le poesie di Leopardi sono talmente belle e profonde che basta pronunciarne il suono, non ci vuole altro”, spiega il grande attore, “da ragazzo volli impararle a memoria, per averle sempre con me. Da quel momento non ho mai smesso di dirle. Per me dire Leopardi a una platea significa vivere una straordinaria ed estenuante esperienza. Anche se per tutto il tempo dello spettacolo rimango praticamente immobile, ripercorrere quei versi e quel pensiero equivale per me a fare una maratona restando fermo sul posto”. Lavia al Niccolini ‘dice Leopardi’: dice, perché non legge né interpreta, ma riversa sul pubblico, in un modo assolutamente personale nella forma e nella sostanza, le più intense liriche dei Canti e non solo, da “A Silvia” a “L’Infinito”, dal “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” e “Il sabato del villaggio” a “La sera del dì di festa”. Nel più antico teatro di Firenze e tra i primi teatri “moderni” d’Europa, l’unica sala delle sue dimensioni nell’area Unesco, inizia così l’attività spettacolare e l’apertura al pubblico a cura della Fondazione Teatro della Toscana, intenta a cogliere tutte quelle opportunità di programmazione che potranno valorizzare il ruolo di questo edificio nel tessuto urbano di Firenze: un punto fermo nella progettualità del Teatro Nazionale, una “casa” della lingua italiana e della drammaturgia, non solo classica ma anche contemporanea, con l’attenzione a testi nuovi, nonché della letteratura e appunto della poesia. Firenze fu invero casa dolorosa per Leopardi malato e sofferente nel corpo e nel cuore per la più forte passione della sua vita: Fanny Targioni Tozzetti, eternata col nome di Aspasia nei Canti del periodo fiorentino e napoletano, dal giugno 1827 al novembre 1828 e ancora non continuativamente dal maggio 1830 fino a settembre del 1833. L’attività creativa, però, in città fu ricchissima: oltre ai Canti, Leopardi compose nel ’32 le ultime due Operette, “Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere” e “Dialogo di Tristano e di un amico”, iniziò a lavorare ai “Pensieri” e progettò (in sostanziale contrapposizione alla “Antologia”) il giornale “Lo Spettatore fiorentino”. Lavia dice Leopardi ripete dunque che l’amore, l’intimità rubata e immaginata fatta di attese e ricordo, i sogni senza sonno, le nobili aspirazioni dell’animo, le speranze che riscaldano lo spirito umano e che a volte svaniscono di fronte alla realtà, sono tutti elementi che rendono faticosa e impegnativa la vita, ma straordinariamente degna di essere vissuta.
                                                                                                 Michele OLIVIERI

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