Roma Jazz Festival, 50 anni di storia

Dall’1 al 24 novembre, 18 concerti tra Auditorium Parco della Musica, Casa del Jazz e Alcazar. Da Paolo Fresu a Kurt Elling, da Steve Coleman a Jason Miles, la cinquantesima edizione celebra mezzo secolo di incontri, sperimentazione e grandi protagonisti della scena internazionale. Con due appuntamenti speciali a Fossanova e Rieti.

Roma si prepara a celebrare cinquant’anni di jazz, sperimentazione e grandi incontri musicali. Dall’1 al 24 novembre 2026 torna il Roma Jazz Festival, che festeggia la sua cinquantesima edizione con un programma di 18 concerti e un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: Rileggere Miles, ripensare il jazz. Un omaggio a Miles Davis, nel centenario della sua nascita, ma soprattutto un invito a guardare al futuro di una musica che ha fatto della trasformazione la propria ragione d’essere.

Dall’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” alla Casa del Jazz, passando per l’Alcazar, il festival attraverserà la Capitale con una programmazione che intreccia grandi nomi internazionali, protagonisti della scena italiana e nuove formazioni. E non si fermerà entro i confini cittadini: due concerti speciali porteranno il jazz anche a Fossanova e Rieti, ampliando idealmente la geografia di una manifestazione che, da mezzo secolo, contribuisce a definire il rapporto tra Roma e la musica improvvisata.

Cinquant’anni di jazz, una storia lunga oltre mille concerti

Era il 1976 quando il Roma Jazz Festival muoveva i primi passi sulla collina del Gianicolo, alla Quercia del Tasso. Un esordio quasi in sordina, destinato a trasformarsi in una delle esperienze più longeve del panorama jazzistico europeo. Da allora, oltre mille concerti hanno raccontato l’evoluzione di un linguaggio musicale capace di attraversare epoche, generazioni e confini stilistici, accompagnando i cambiamenti della società e della cultura contemporanea.

«La storia del festival è, in parte, la storia del jazz stesso», sottolinea il direttore artistico Mario Ciampà, ricordando gli artisti che nel corso dei decenni hanno lasciato il segno sui suoi palchi: Dizzy Gillespie, Sarah Vaughan, Miles Davis, Sonny Rollins, Wayne Shorter, McCoy Tyner, Pat Metheny, Ray Charles, Herbie Hancock e Chick Corea, fino a Esperanza Spalding e Kamasi Washington.

Una costellazione di nomi che restituisce la misura del percorso compiuto dalla manifestazione: non soltanto una successione di concerti, ma un osservatorio privilegiato sulle metamorfosi del jazz e sul suo dialogo con altri generi, linguaggi e sensibilità artistiche.

Miles Davis, il centenario che guarda al futuro

Il cinquantesimo anniversario del festival coincide con un’altra ricorrenza significativa: il centenario della nascita di Miles Davis, nato nel 1926 e destinato a rivoluzionare più volte il corso della musica del Novecento. La sua figura attraversa idealmente l’intera programmazione del 2026, senza trasformarsi in un semplice esercizio di nostalgia.

«Con Miles il festival condivide una storia concreta, fatta di incontri reali: lui salì su questi palchi più volte, portando ogni volta una musica diversa dalla precedente», ricorda Ciampà. Tra i momenti rimasti nella memoria collettiva c’è il concerto del 23 luglio 1991 allo Stadio Olimpico di Roma, davanti a circa ventimila persone, uno degli ultimi grandi capitoli del rapporto tra il trombettista americano e il pubblico della Capitale.

È proprio questa capacità di reinventarsi, di rompere le convenzioni e di anticipare nuove direzioni sonore a diventare il filo conduttore dell’edizione. A raccogliere l’eredità di Davis saranno musicisti che ne hanno conosciuto da vicino il mondo artistico o che hanno saputo svilupparne le intuizioni in percorsi autonomi.

Tra questi spicca Jason Miles, produttore e arrangiatore legato alla stagione elettrica del jazz e alle sonorità che hanno segnato gli anni Ottanta. Accanto a lui, Paolo Fresu, tra le voci più riconoscibili della tromba europea, e artisti come Gregory Hutchinson, Jeremy Pelt ed Erik Truffaz, espressioni di generazioni differenti accomunate dalla volontà di confrontarsi con quella tradizione senza rimanerne prigioniere.

Rileggere Miles, dunque, significa riconoscerne l’influenza, ma anche rimettere in discussione ciò che il jazz può essere oggi.

Da Kurt Elling a Steve Coleman: il jazz internazionale conquista Roma

Il cartellone guarda ben oltre il repertorio davisiano e propone un viaggio attraverso alcune delle traiettorie più interessanti del jazz contemporaneo.

Tra gli appuntamenti di maggiore richiamo figurano Kurt Elling insieme agli Yellowjackets, incontro tra una delle voci più apprezzate del jazz vocale e una formazione storica del jazz fusion. Spazio anche alla ricerca ritmica e compositiva di Steve Coleman con i Five Elements, progetto che da anni esplora nuove possibilità espressive attraverso strutture musicali complesse e una concezione aperta dell’improvvisazione.

Il programma accoglie inoltre il dialogo tra Hamilton de Holanda e Gonzalo Rubalcaba, che mette in relazione il virtuosismo del mandolino brasiliano con la sensibilità del pianismo cubano. Una combinazione che promette di attraversare le molteplici sfumature della tradizione afro-latina, confermando la vocazione del festival a superare le tradizionali divisioni tra generi e provenienze geografiche.

A rappresentare le nuove energie della scena europea arriva anche Omasta, quintetto polacco che porta a Roma una prospettiva contemporanea sul linguaggio jazzistico.

L’Italia del jazz tra nuove generazioni e contaminazioni

Se i grandi nomi internazionali costituiscono uno dei punti di forza della manifestazione, altrettanto significativa è la presenza italiana. Un panorama eterogeneo, nel quale convivono ricerca, scrittura personale, contaminazioni elettroniche e nuove forme di improvvisazione.

Rosa Brunello ed Enzo Favata rappresentano percorsi differenti ma accomunati dalla curiosità sonora e dalla disponibilità a esplorare territori musicali non convenzionali. Chiara Civello, insieme a Clap! Clap!, porterà sul palco un progetto che mette in dialogo sensibilità cantautorale ed elettronica.

Particolare attenzione è riservata anche alle formazioni che raccontano il ricambio generazionale del jazz italiano: il Domenico Rizzuto Trio, il Eleonora Strino Trio e il Nexus Quartet, giovane formazione partenopea. A completare il quadro sarà l’Eden Inverted Collective, guidato da Zoe Pia, espressione di una ricerca collettiva che guarda al jazz come spazio di sperimentazione e confronto.

Tra gli appuntamenti in programma, anche la Casa del Jazz Orchestra, diretta da Mario Corvini, con la partecipazione speciale di Javier Girotto. Un progetto che valorizza la dimensione orchestrale e il dialogo tra musicisti, confermando il ruolo delle formazioni collettive nella vitalità della scena contemporanea.

L’omaggio a Sonny Rollins e il jazz oltre la Capitale

La cinquantesima edizione sarà anche l’occasione per ricordare Sonny Rollins, figura fondamentale della storia del sax tenore e protagonista del festival nel 2009. Il suo omaggio si inserisce in una riflessione più ampia sulla memoria del jazz: una tradizione che continua a vivere non attraverso la ripetizione del passato, ma grazie alla capacità di nuove generazioni di musicisti di reinterpretarlo.

Il festival allargherà inoltre il proprio raggio d’azione con due appuntamenti dedicati a un altro grande centenario musicale del 2026, quello di John Coltrane, nato nel 1926. La Priverno Jazz Orchestra sarà protagonista all’Abbazia di Fossanova, mentre la Rieti Jazz Orchestra si esibirà nella Chiesa di San Domenico a Rieti.

Due concerti che portano la celebrazione fuori Roma e sottolineano il valore del jazz come patrimonio culturale capace di mettere in relazione luoghi, comunità e generazioni.

Non mancherà, infine, l’attenzione ai più piccoli con Fiabe Jazz, il format che avvicina i bambini alla musica attraverso il racconto e l’immaginazione. Un modo per ricordare che il futuro del jazz passa anche dalla possibilità di farlo conoscere a chi ancora non lo ha incontrato.

Un festival che racconta anche l’identità culturale di Roma

A completare le celebrazioni del cinquantesimo anniversario sarà il catalogo realizzato in collaborazione con Artribune, intitolato Roma Jazz Festival – Jazz, Arte e Grafica (2002/2026). Una pubblicazione che mette in relazione musica, immagine e comunicazione visiva, restituendo una parte significativa dell’identità culturale costruita dalla manifestazione nel corso degli anni.

Prodotto da IMF Foundation in coproduzione con Fondazione Musica per Roma, il Roma Jazz Festival 2026 è realizzato con il contributo del Ministero della Cultura e il sostegno della Regione Lazio.

Cinquant’anni dopo quella prima esperienza alla Quercia del Tasso, il festival torna così a interrogare il presente attraverso la musica. Il suo percorso dimostra quanto il jazz sia stato capace di cambiare pelle senza perdere la propria identità, trasformandosi da linguaggio di rottura in uno spazio permanente di confronto tra culture e generazioni.

Dal mito di Miles Davis alle nuove esplorazioni della scena europea, il Roma Jazz Festival celebra il proprio passato senza smettere di cercare nuove strade. Perché il jazz, proprio come Roma, vive di stratificazioni, incontri e continue riscritture. E cinquant’anni, in fondo, non sono un punto d’arrivo: sono una nuova occasione per cambiare ritmo.

PROGRAMMA

I concerti in Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone”

Un’edizione dedicata a Miles Davis non può che aprirsi con un artista del calibro di Paolo Fresu. L’1 novembre inaugura la 50° edizione del festival con Kind of Lives, versione concertistica – e ultimo progetto discografico, uscito lo scorso 30 giugno – dell’opera teatrale Kind of Miles, scritta e interpretata dallo stesso Fresu, che ha riscosso un incredibile successo, andando in scena con oltre 50 repliche. Sul palco della Sala Sinopoli, al suo fianco, un’eccezionale formazione di musicisti divisi idealmente in due ensemble: uno a omaggiare il primo Davis degli anni Cinquanta e uno a illuminarne la rivoluzionaria svolta musicale. Il 4 novembre invece tornano al festival gli Yellowjackets, questa volta ospitando Kurt Elling, un’artista che il Guardian ha definito “una sorta di Frank Sinatra dai super poteri”. Il numero uno al mondo dei jazz singer e una delle band più famose del panorama jazz-fusion si incontrano dunque al RJF per celebrare i leggendari Weather Report. 

Imperdibili anche i due concerti nei due giorni seguenti. Il 5 novembre sale sul palco un altro protagonista assoluto del jazz degli ultimi decenni: il sassofonista americano Steve Coleman, 70 anni appena compiuti, capace di mescolare il jazz con l’hip-hop e i ritmi del funk in un linguaggio compositivo che intreccia i molteplici fili della musica della diaspora africana. Al fianco di Mr. Coleman, la sua storica formazione Five Elements, per un concerto carico di groove ed energia esplosiva. Il 6 novembre invece il pluripremiato pianista cubano Gonzalo Rubalcaba incontra il virtuoso del mandolino di Rio de Janeiro Hamilton de Holanda, per la prima volta insieme al RJF con il progetto congiunto Collab che unisce due maestri del latin jazz in un dialogo musicale intenso ed elettrizzante tra melodie intricate, complessità ritmica e focosi scambi improvvisati. 

La programmazione del Festival in Auditorium riprende poi il 16 novembre con uno dei concerti più attesi ed emozionanti di questa edizione, quello di Enzo Favata con la ripresa di uno dei suoi progetti più iconici che, alle soglie del nuovo millennio, segnò una svolta nel panorama della world music, con il suo intreccio di jazz, sonorità sudamericane e poesia. Si tratta di Atlantico, titolo del disco e della storica formazione composta da Daniele Di Bonaventura, Marcello Peghin, Salvatore Maltana e il compianto U.T. Gandhi, prematuramente scomparso la scorsa estate. Una reunion approdata al nuovo disco di Favata, Ritornare, il suo primo per la ECM, uscito da pochissimi giorni. 

Il giorno successivo, 17 novembre, si torna a puntare lo sguardo sull’universo davisiano con New Sketches of Spain, uno spettacolo tra jazz e flamenco, che rievoca l’album Sketches of Spain di Miles Davis del 1960, firmato da una figura di spicco dell’electro-jazz e devoto discepolo devoto di Davis, il trombettista franco-svizzero Erik Truffaz, dal talentuoso sassofonista e cantante di flamenco Antonio Lizana. L’omaggio del Festival al “Divino Miles” prosegue il 18 novembre con il live di uno dei migliori batteristi in circolazione al mondo oggi, l’americano Gregory Hutchinson, il cui ultimo album dal titolo Kind of Now – The Pulse of Miles Davis ripercorre il repertorio di Davis a partire “dall’impulso” dei grandi batteristi che lo hanno accompagnato durante la sua carriera, da Philly Joe Jones a Jimmy Cobb e Tony Williams. 

Il 19 novembre invece l’attenzione si sposta su un’altra leggenda da poco scomparsa alla veneranda età di 95 anni, il “saxophone colossus” Sonny Rollins, la cui esibizione del 2009 al Roma Jazz rimane impressa nella memoria collettiva del Festival. A rendergli omaggio sarà la CDO – Casa del Jazz Orchestra con la direzione del Maestro Mario Corvini e la partecipazione di Javier Girotto. 

Una vera star della tromba è poi Jeremy Pelt – 50 anni appena compiuti e 25 album all’attivo – che arriva in quintetto al RJF il 21 novembre con la sua miscela di tradizione jazz ed elettronica, spaziando dal neo-bop a ballad più intime. 

Il 22 novembre il programma si apre di mattina con il ritorno dell’apprezzatissimo format dedicato ai più piccoli, Fiabe Jazz, mentre al calar del buio sul palco salirà uno dei più luminosi talenti del jazz italiano, l’acclamata contrabbassista Rosa Brunello che arriva al festival per presentare il suo ultimo album. Ispirato dai movimenti sociali contemporanei e da un viaggio in Senegal, We Are Surging Waters richiama per sonorità un Mediterraneo musicale in cui culture diverse si intrecciano. Un disco che attraversa temi come pace, libertà, emancipazione femminile e memoria per celebrare la musica come atto di resistenza. Un’altra donna protagonista della scena jazz italiana con ampia reputazione internazionale segna l’appuntamento del 23 novembre: la cantante e compositrice Chiara Civello presenta il suo nuovo progetto discografico, di prossima uscita, nato dall’incontro con il producer Cristiano Crisci, in arte Clap! Clap!, fra i più ricercati esponenti della club culture. Un incontro al crocevia fra jazz ed elettronica, art-pop e clubbing anticipato dal vertiginoso singolo Me and the Trees. 

La 50° edizione del Roma Jazz Festival, dedicata al centenario di Miles Davis, non può che chiudersi, il 24 novembre, con il progetto 100 Miles for Miles Davis, un grande tributo al “divino” da parte di uno dei pionieri dell’industria musicale, il tastierista, produttore e compositore Jason Miles, per decenni al fianco di artisti come Aretha Franklin, Whitney Houston, Michael Jackson, Chaka Khan e Diana Ross ma soprattutto vero architetto del suono di celebri album di Davis come Tutu, Amandla e Siesta.  

I live alla Casa del Jazz e all’Alcazar

La programmazione di Roma Jazz Festival alla Casa del Jazz si apre il 7 novembre nel segno del Mito con il concerto della clarinettista e polistrumentista sarda Zoe Pia alla guida dell’EIC Eden Inverted Collective, ensemble composto da musicisti under 35 provenienti dalle più importanti orchestre lirico sinfoniche italiane. Il loro progetto discografico dal titolo Atlantidei prende ispirazione dalla leggenda secondo la quale la Sardegna, in un passato remotissimo, fu l’Atlantide raccontata da Platone nel Timeo. Dal Mediterraneo, invece, si spinge fino ai freddi mari del nord il trombettista e percussionista Domenico Rizzuto che l’8 novembre presenta al festival, in Trio, il suo nuovo album Disastri quotidiani, una splendida fusione tra elettronica, jazz e rock psichedelico. In trio arriva anche Eleonora Strino, una delle più talentuose chitarriste della scena jazz internazionale, che il 13 novembre, reduce dal suo primo tour negli Stati Uniti, suonerà i brani del suo ultimo album Lumithia, un disco per sola chitarra che indaga l’universo femminile attraverso l’evocazione di figure reali e immaginarie: scrittrici, personaggi di romanzi, rivoluzionarie. Il 14 novembre attenzione rivolta alla giovanissima formazione partenopea di jazz contemporaneo Nexus Quartet che presenta alla Casa del Jazz il debut album Appunti di viaggio mentre il 20 novembre ci si sposta all’Alcazar per il live della band polacca Omasta, fra le più interessanti realtà della nuova scena europea. Il loro primo album, uscito nel 2024, è un energico dialogo fra tradizione e sperimentazione, fra radici jazz e ritmi hip-hop e urban mentre si attende l’uscita del nuovo album Hits Different previsto per l’autunno.

Fuori Roma per Coltrane

In questa 50° edizione del Festival, profondamente segnata dal centenario di Miles Davis, non si poteva certo dimenticare l’altra fondamentale ricorrenza che cade nel 2026, i cento anni dalla nascita di John Coltrane, cui Roma Jazz dedica due progetti speciali in due luoghi di rara bellezza, fuori dai confini della Capitale, in sintonia con lo spiritualismo di Coltrane. Il 15 novembre, a Rieti, nella Chiesa di San Domenico, la Rieti Jazz Orchestra celebrerà il capolavoro di Trane, A Love Supreme. Il 22 novembre all’Abbazia di Fossanova a Priverno, in provincia di Latina, il più antico esempio di architettura gotico-cistercense in Italia, si replicherà A Love Supreme con la Priverno Jazz Orchestra.

CALENDARIO

1 novembre
Auditorium Parco della Musica – Sala Sinopoli ore 18
PAOLO FRESU Kind of Lives

4 novembre
Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi ore 20
KURT ELLING & YELLOWJACKETS Celebrate Weather Report

5 novembre
Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi ore 20
STEVE COLEMAN AND FIVE ELEMENTS

6 novembre
Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi ore 20
GONZALO RUBALCABA – HAMILTON DE HOLANDA Collab

7 novembre
Casa del Jazz ore 19.30
EIC EDEN INVERTED COLLECCTIVE di ZOE PIA Atlantidei

8 novembre
Casa del Jazz ore 18
DOMENICO RIZZUTO TRIO Disastri Quotidiani

13 novembre
Casa del Jazz ore 19.30
ELEONORA STRINO TRIO 

14 novembre

Casa del Jazz ore 19.30
NEXUS QUARTET Appunti di Viaggio

15 novembre
Chiesa di San Domenico ore 18, Rieti
RIETI JAZZ ORCHESTRA – Focus Coltrane

16 novembre
Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi ore 20
ENZO FAVATA Atlantico Reunion

17 novembre
Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi ore 20
ERIK TRUFFAZ & ANTONIO LIZANA New Sketches of Spain

18 novembre
Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi ore 20
GREGORY HUTCHINSON Kind of Now – The Pulse of Miles Davis

19 novembre
Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi ore 20
CDJO – CASA DEL JAZZ ORCHESTRA di MARIO CORVINI con JAVIER GIROTTO Tenor Madness

20 novembre
Alcazar ore 21    
OMASTA

21 novembre
Auditorium Parco della Musica – Teatro Studio Borgna ore 20
JEREMY PELT QUINTET

22 novembre
Auditorium Parco della Musica – Teatro Studio Borgna ore 11.00
FIABE JAZZ Musicanti di Brema Swing Band

Auditorium Parco della Musica – Teatro Studio Borgna ore 18.00
ROSA BRUNELLO We are Surging Waters

Abbazia di Fossanova ore 18, Priverno (LT)
PRIVERNO JAZZ ORCHESTRA – Focus Coltrane

23 novembre
Auditorium Parco della Musica – Teatro Studio Borgna ore 20.00
CHIARA CIVELLO e CLAP! CLAP! CCCC

24 novembre
Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi ore 20
JASON MILES 100 Miles for Miles Davis

LUOGHI

Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone”
viale Pietro de Coubertin, 30 – Roma

Casa del Jazz
viale di Porta Ardeatina 55 – Roma

Alcazar
via Cardinale Merry del Val – Roma 

Abbazia di Fossanova
Via San Tommaso d’Aquino, 1 – Priverno (LT)

Chiesa di San Domenico
via Giordano Bruno, 2-3 – Rieti

INFO

https://www.ticketone.it/artist/roma-jazz-festival

https://www.instagram.com/romajazzfestival/ 
https://www.facebook.com/romajazzfestival/ 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *