La moda ai tempi del Coronavirus

Dopo l’ok del Governo alla ripresa delle attività produttive, il sistema moda italiano fa i primi conti con il coronavirus. Nel periodo gennaio-marzo 2020, il fatturato delle aziende di tessile-abbigliamento-accessorio ha subito una battuta d’arresto in media del 36,2%.  

Lo rivela un’indagine del Centro Studi di Confindustria Moda sui danni causati della pandemia, che ha coinvolto 320 aziende del settore tra il 7 e il 17 aprile. Infatti il 51% del campione ha accusato un calo del fatturato tra il -20% e il -50% rispetto al primo trimestre 2019, mentre il 20% ha registrato una flessione superiore al 50%. 

  In frenata nel primo trimestre dell’anno anche gli ordinativi del 40,5%, con cali tra il -20% e il -50% per il 46% delle aziende intervistate e di oltre -50% per il 29%. Solo il 10% dei rispondenti ha contenuto il trend negativo entro il -10%. 

Il 76% delle aziende interpellate risultava chiuso al momento della rilevazione, realizzata nel pieno del lockdwon.  

Insomma numeri non rassicuranti per un paese come quello italiano, conosciuto non soltanto per il buon cibo, ma soprattutto per il suo senso estetico, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. Il cosiddetto: Made in Italy. 

In Italia, il mercato del fashion vale 97 miliardi di euro e secondo le stime di Federazione Moda Italia la previsione di perdita nel 2020 è di almeno il 50% degli incassi. A fronte della chiusura dei negozi fisici, l’ecommerce ha tenuto, registrando un aumento degli ordini, ma il mercato online, al momento, rappresenta ancora solo una piccola percentuale del fatturato del settore e nel lusso. Possiamo pensare e sperare che l’ecommerce possa aiutarci a superare questo momento di crisi? Ma soprattutto a sollevare le sorti della moda e non solo quella italiana, possiamo fare affidamento a questo nuovo modo di “comprare”, detto anche lo “shopping online”? 

Una recente ricerca analisi commissionato al CED (Centro Economia Digitale) mostra che le cifre di incremento dell’utilizzo del digitale nel settore del lusso aumenteranno rapidamente e con percentuali a 2 cifre e questo testimonia come l’ecommerce non potrà non fare parte di questo riassetto strategico. 

Se le vendite online di abbigliamento sono finora aumentate “solo” del 20%, parliamo di un trend comunque in crescita che potrà aumentare ancora e perché questo accada l’ecommerce del fashion deve riorganizzarsi con nuove strategie. 

Piattaforme multichannel in grado di integrarli e capsule collection pensate appositamente per il mercato online saranno strumenti essenziali che riscriveranno le regole del mercato della moda. Inoltre per arginare ulteriori perdite, strategici saranno i pre-order.  

Infine, dovrà essere più marcato il senso di comunità intorno al brand, maggiore attenzione al cliente e “contatto umano” anche a distanza. Inizia l’era delle vendite online assistite con l’aiuto di virtual assistent e chatbot.  

Dalla Cina lo scoppio della pandemia ha portato alla chiusura forzata dei negozi. I grandi marchi del lusso e anche quelli di sportswear hanno perso il mercato orientale. Parliamo dunque di brand che all’improvviso hanno avuto un fatturato pari a zero in quella del mondo. Poi la pandemia si è spostata nei paesi occidentali e per i decreti governativi si sono chiusi i negozi anche in Europa. L’unico canale distributivo sempre attivo è stato l’online, che però vale al 10% o 15% per quanto riguarda il settore del lusso.  

Va meglio al mass fashion, che ha una buona rete vendite online. In una primissima fase il segmento del lusso ha potuto contare sulla distribuzione tramite gli e-commerce diretti o dei retailer come Yoox e Netaporter, fino a che son stati chiusi per il blocco dei magazzini per le spedizioni. 

La lezione è una: se non possiamo puntare su nuovi prodotti dobbiamo investire su nuove strategie. 

Simone Palermo

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