ENI, l’inquinamento e il nostro stile di vita

di Arianna Caracciolo

In un recente articolo abbiamo parlato di Eni e dello sviluppo di una tecnologia per produrre energia fotovoltaica organica, denominata OPV, che si avvale di pellicole fotovoltaiche sottilissime, stampabili da una stampante, come carta da giornale.

Una tecnologia che potrebbe essere utile a livello di interventi umanitari e sviluppo locale e nella visione di una nuova concezione edilizia, offrendo anche possibilità di poter portare l’energia elettrica – seppure a bassa potenza – a comunità isolate senza bisogno di avere sul posto grandi mezzi tecnici. Inoltre applicando la pellicola su strutture gonfiabili, si può immaginare di poter paracadutare piccoli impianti fotovoltaici in aree tagliate fuori dalla rete elettrica, ad esempio a seguito di incidenti o calamità.

Nonostante questo sembrerebbe un passo in avanti, l’azienda energetica ENI, a prevalente capitale pubblico, non è affatto amica del clima e rappresenta – se le sue politiche non cambieranno direzione di marcia – una società proiettata verso un futuro di espansione delle estrazioni di petrolio e di gas, che riserva alla fonti pulite solo briciole di investimenti.

Il gigante italiano del fossile, i suoi guai giudiziari e il suo impatto sul riscaldamento globale non sono di certo da sottovalutare, considerando che ENI rientra tra le 30 società più inquinanti del pianeta. Il colosso italiano Eni, controllato per il 30% da Cassa Depositi e Prestiti e dal MEF, presente in Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria, Mozambico, Kenya, Repubblica del Congo, Gabon, Angola e Sudafrica, non ha la coscienza pulita. 

Tutto questo dovrebbe farci riflettere, siamo tutti un po’ coinvolti. Dall’alto dovrebbe partire un imponente piano di riconversione, ma per pretenderlo, per velocizzarlo, oltre che protestare, dobbiamo agire, essere coerenti. Non esiste benzina etica, non esiste gas e metano equo e solidale, non esiste consumo critico in questo settore. Ricordiamocelo ad ogni pit stop per fare carburante. Ad ogni inverno col gas che ci riscalda al casa. L’unico consumo davvero critico sarebbe mollare l’auto e inforcare la bici (o il mezzo pubblico), illuminarci e riscaldarci con energia rinnovabile. 

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