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Trasferirsi all’estero, possibilità nascosta dietro l’angolo

Sono sempre piú numerose le persone che abbandonano il proprio paese per trasferirsi all’estero e cercare altrove una vita migliore. Nulla di nuovo. Dai tempi della preistoria gli animali migrano centinaia di chilometri e così facendo, sopravvivono. Chi se ne va dal proprio Paese alla ricerca di un futuro migliore, spesso preferirebbe trovare quel futuro in Italia, dove è nato e cresciuto, ma non riesce o non può. E chi se n’è già andato, a volte pensa di tornare, però neanche lui può, perché il lavoro non c’è e non ci sarà. E allora ecco la «fuga dei cervelli», da una madrepatria che probabilmente non riesce a dare risposte credibili né a chi resta, né a chi va.

Questo fenomeno è conosciuto anche con l’espressione Inglese “human capital flight”, e consiste nell’emigrazione all’estero di giovani laureati che possiedono delle specializzazioni professionali acquisite in patria. Tale termine, riferito al cosiddetto “capitale umano“, rievoca quello della “fuga dei capitali”, ovvero il disinvestimento economico da ambienti non favorevoli all’impresa. Il fenomeno è generalmente visto con preoccupazione perché rischia di rallentare il progresso culturale, tecnologico ed economico dei Paesi dai quali avviene la fuga, fino a rendere difficile lo stesso ricambio della classe docente.  

In Italia, le condizioni lavorative non sono, in effetti, incentivanti: gli stipendi sono bassi anche per chi ha alle proprie spalle un percorso di studi eccellente e le possibilità di crearsi una carriera sono limitate. Ma anche i giovani che non sono intenzionati a lasciare la propria terra, spesso non hanno altre opportunità se non quella di cercare lavoro altrove. Negli ultimi anni sono in aumento una nuova categoria di migranti, gli adulti che non vedono nell’Italia un Paese in cui poter crescere i propri figli, e che cercano un lavoro fuori dall’Italia.

Andarsene dal proprio Paese non è facile per nessuno, perché la maggior parte delle tue certezze verranno spazzate via e dovrai confrontarti con modalità di pensiero e di azione spesso diversi da quelli a cui sei abituato. Quasi sempre vuol dire cambiare clima, abitudini, lingua e relazioni sociali e trovare un lavoro all’estero vuol dire imparare di nuovo tutto, o quasi, da zero.  Se arrivi alla conclusione di voler fuggire laddove Il tuo cervello può realizzarsi, con il suo carico di idee, progetti e ambizioni, scappare, andarsene via, in un posto dove mettere a frutto la propria conoscenza, metti in chiaro il tuo scopo.   

Avere consapevolezza dei motivi che ti spingono a mollare tutto e andartene è molto importante, perché questo dice di te molto di più di quello che saresti in grado di ammettere. Molti italiani cercano all’estero quello che non trovano in Italia, la possibilità di essere remunerati in base alle proprie capacità, di realizzare le proprie aspirazioni e di mettere a frutto i propri talenti artistici. Inoltre non è raro sentire di ricercatori che in Italia non trovano finanziamenti sufficienti per portare avanti la propria ricerca e sono costretti ad andarsene.

Se sei qualificato professionalmente è molto importante lavorare su te stesso, sulla presentazione e sulla qualità del tuo curriculum. Devi essere molto attento nel costruirti un percorso lavorativo che abbia coerenza e che ti permetta di consolidare e ampliare le tue conoscenze, anziché seguire percorsi a zig-zag facendoti guidare dalla casualità. Poter annoverare nel tuo curriculum esperienze internazionali è fondamentale sia per un rientro futuro in Italia, che in caso tu voglia continuare ad essere cittadino del mondo. 

Probabilmente, nei primi tempi potresti soffrire di quella che in sociologia è chiamata social isolation, cioè la sensazione di sentirsi un estraneo e quindi, di fatto, isolato dal resto della società. Inizialmente avrai un po’ di problemi a esprimerti, sarai quello nuovo, quello che viene dall’Italia e dovrai integrarti. Ovviamente, più l’ambiente lavorativo e il luogo geografico saranno di respiro internazionale, più l’integrazione sarà facile, ma sicuramente dovrai reggere un po’ di isolamento. 

 Se per te andare via dall’Italia è un modo per fuggire alle mancanze del Paese è importante che oltre il lavoro e le formalità burocratiche, valuti con attenzione anche tutte le caratteristiche dello Stato in cui decidi di trasferirti per non incorrere a facili delusioni. Andare a vivere all’estero è il sogno di moltissime persone, per alcuni è una possibilità nascosta dietro l’angolo, dove basta fare un passo un più, con un pizzico di coraggio. In fondo non è così impossibile trasferirsi all’estero. Non a caso il mondo è pieno di italiani: sono quasi quattro milioni, secondo il ministero degli Affari Esteri i nostri connazionali che si sono trasferiti all’estero. 

Da segnalare tra le destinazioni più desiderate dove ricominciare, non ci sono le città più conosciute, anzi, ad esempio Londra New York non sono gettonate perché considerate troppo costose e classiste. Tra le più gettonate Copenhagen la capitale della Danimarca, bella, intelligente, proporzionata, a misura d’uomo, sensibile ai problemi dell’ambiente, e con tutti i servizi per il cittadino che funzionano.

In salita Monaco di Baviera, stretta tra il boom di Berlino e i progressi di Dresda, si caratterizza per essere una città vivibile, divertente e cosmopolita. Altra città in ascesa è Helsinky, città di innovazione e tendenze in tutti i campi: dall’arte, al design fino alla moda. C’è poi l’eclettica Lisbona, vivace e vitale. Classifiche a parte, ognuno ha la sua città del cuore e c’è chi ha costruito all’estero solide realtà e una vita piacevole, e c’è anche chi ad un certo punto invece è dovuto tornare.

 

Foto e articolo di Arianna Caracciolo

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