DITTICO DI EMMA DANTE

Emma Dante torna in via Rovello a Milano con una “personale”, un dittico che consolida il legame della regista con il Piccolo Teatro: “Le sorelle Macaluso” (dal 6 al 11 ottobre), di nuovo in scena dopo lo straordinario successo della stagione 2013/2014 e il Premio Ubu 2014 come migliore spettacolo, e “Operetta burlesca” (dal 13 al 18 ottobre), al suo debutto a Milano. “Le sorelle Macaluso”: la famiglia è formata da sette sorelle, Gina, Cetty, Maria, Katia, Lia, Pinuccia e Antonella, morta qualche anno prima. È il funerale di una di loro e, dopo la cerimonia, le sorelle si fermano a ricordare ad evocare, a rinfacciare, a sognare, a piangere e a ridere della loro storia. La scena è vuota e buia. Soltanto ombre abitano questo vuoto finché l’oscurità espelle una donna, adulta e segnata. I morti appaiono sul fondo, mescolati insieme ai vivi, pronti ad apparire e a scomparire. Sulla scena, un giovane padre appare alla figlia cinquantenne, una moglie avvinghiata al marito in un eterno amplesso, un uomo fallito anche da morto. Emergono sogni rimasti sospesi tra le ombre e la solitudine. Nel confine tra qua e là, tra ora e mai più, tra è e fu, i morti sono pronti a portarsi via la defunta. Se ne stanno in bilico su una linea sopra cui combattere ancora, alla maniera dei pupi siciliani, con spade e scudi in mano. Le sorelle Macaluso sono uno stormo di uccelli sospesi tra la terra e il cielo, in confusione tra vita e morte, una famiglia in movimento che entra ed esce dal buio. “Tutto si ispira al piccolo racconto che mi fece una volta un amico. Sua nonna, nel delirio della malattia, una notte chiamò la figlia urlando. La figlia corse al suo letto e la madre le chiese: “in definitiva io sugnu viva o morta?” La figlia rispose: “viva! Sei viva mamma!” E la madre beffarda: “see viva! Avi ca sugnu morta e ‘un mi dicìti niente p’un fàrimi scantàri” (sììì viva… Io sono morta da un pezzo e voi non me lo dite per non spaventarmi).” Mentre “Operetta burlesca” è la storia di Pietro, “un ragazzo – spiega Emma Dante – della provincia meridionale, nato femmina ai piedi del Vesuvio, che parla in falsetto, ha un corpo sbagliato e un animo passionale, influenzato dal vulcano”. C’è tutta Emma Dante nelle prime righe delle sue note di regia: il Sud, la diversità, la marginalità e una fisicità ‘sbagliata’ capace di raccontare storie al di là delle parole. La vita di Pietro, con i suoi amori, le sue melanconie, il suo lavoro in una pompa di benzina e le sue fughe dalla provincia verso Napoli in cerca di spazio, anonimato, vestiti e scarpe da donna, appaiono l’eco-scandaglio di una società ma, come spiega la regista, anche “uno spogliarello dell’anima”. “Ho scritto questa storia perché spero che sulle unioni omosessuali l’Italia colmi il ritardo con l’Europa. Perché detesto la repressione del vero desiderio, del talento. E non ammetto tutto questo disincanto. Pietro non ci prova neanche a scappare, del resto a 40 anni è difficile, il suo passato sfuoca, il suo futuro si accorcia. La sua delusione pian piano si trasforma in indifferenza. Ho conosciuto tanti Pietro. Non li ho mai visti ballare. Li ho sentiti monchi, stretti dalla morsa delle loro camerette condominiali. Vorrei vederli ballare, vorrei più spazio per loro.” Informazioni e prenotazioni 848800304 – www.piccoloteatro.org
                                                                                              Michele OLIVIERI

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