LA NONA / ZAPPALÀ DANZA

“La Nona” arricchisce di un nuovo e importante tassello Transiti Humanitatis, il progetto triennale (2014/2016) della “Compagnia Zappalà Danza”. Dopo “Invenzioni a tre voci”, creazione dedicata alla donna, e “Oratorio per Eva”, omaggio alla figura simbolica di Eva, l’ultima sinfonia di Beethoven è la fonte d’ispirazione per il nuovo spettacolo della compagnia. Lo spettacolo che va in scena in prima assoluta dal 20 al 27 maggio nel cartellone della Stagione Lirica del Teatro Bellini di Catania, costituisce anche la prima esibizione di un ensemble di danza contemporanea nel tempio della lirica catanese. “La Nona” inaugura inoltre i festeggiamenti per i venticinque anni dalla fondazione della Compagnia che proseguono poi fino al 25 luglio con una serie di appuntamenti uniti sotto il titolo “Twenty five years running”. La versione musicale scelta da Zappalà non è quella originale per coro, solisti e orchestra ma la bellissima trascrizione per due pianoforti di Liszt. In scena insieme ai due pianisti Luca Ballerini e Stefania Cafaro e ai dodici danzatori della compagnia, Zappalà inserisce – a sottolineare l’intensità e lo scambio tra musica/danza, danzatori/musicisti – anche un controtenore, Riccardo Angelo Strano. Dopo la messinscena di Béjart del 1964, Roberto Zappalà sceglie di misurarsi con questa imponente partitura, poco frequentata dall’arte di Tersicore Sempre a partire dal corpo e dalle sue “storie”, Zappalà propone una riflessione sull’uomo e sull’umanità; sulla sua condizione di perenne conflitto e sulle speranze di solidarietà e fratellanza universale. «L’umanità in transito è un’umanità in movimento; movimento è il contrario di immobilità, di immutabilità, di idee assolute e di assenza di dubbio. Il movimento è laico, come lo spirito di Beethoven e della sua musica. E la laicità del pensiero e dei comportamenti è alla base della creazione. L’umanità che danza nello spettacolo si sviluppa da un processo di accumulazione, da un caos primordiale (come dice il compositore Sciarrino a proposito del primo movimento della sinfonia), da una pluralità di intrecci e microstorie conflittuali e “negative”, che sfociano, nella seconda parte, nella pacificazione dell’adagio e nella gioia finale del quarto movimento. Accostarsi alla Nona di Beethoven, anche in questa versione da “camera”, è accostarsi alla Musica per eccellenza. E se la musica non può fare a meno del silenzio, il silenzio è anche il primo e ineludibile passo dell’ascolto e quindi del riconoscimento dell’altro; e il riconoscimento reciproco dell’altro è la via per la pacificazione sperata da Beethoven. Ai tempi del compositore con mondo e umanità si intendeva qualcosa di meno unificante di oggi. Anche se la musica della Nona è universale, “questo bacio vada al mondo intero” dice un verso dell’inno di Schiller, il “mondo” era, più o meno, l’Europa, post congresso di Vienna, che veniva fuori dalle distruzioni delle guerre napoleoniche. Oggi il mondo è globalizzato, è se c’è una divisione planetaria, è, brutalmente, con il mondo arabo/mussulmano. La pacificazione universale alla quale aspirava Beethoven, se fosse vivo oggi, andrebbe in questa direzione. Forse, mai come oggi, dal dopoguerra, c’è la necessità che “questo bacio vada al mondo intero”» (Roberto Zappalà). Teatro Massimo Bellini – Catania / 20|21|22|23|24|26|27 maggio 2015. Info: tel. 095 7306111 – www.teatromassimobellini.it
                                                                                                      Michele OLIVIERI

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