CENDRILLON

“Cendrillon” per la prima volta in Italia: il lato oscuro della fiaba… “c’era una volta un autore/regista che non raccontava fiabe né ai bambini né agli adulti” scrive Le Monde parlando di “Cendrillon”, versione (ri)scritta e diretta da Joël Pommerat della fiaba di cui siamo debitori a Perrault e ai Grimm, in scena per la prima volta in Italia, al Piccolo Teatro Strehler di Milano dal 22 al 26 aprile. Appena uscita dall’infanzia, una ragazzina è rimasta al capezzale della madre gravemente malata. Alcune parole – pronunciate a mezza voce dalla morente, in un sussurro, e forse fraintese dalla piccola – ed eccola legata, gravata di una missione, costretta in un ruolo… Che margine di manovra le rimane per valutare se seguire il padre che si risposa? Come “venire a patti” con un futuro che si sta disegnando con i tratti di una matrigna civettuola corredata di due figlie eterne adolescenti frivole ed egocentriche? Come barcamenarsi tra le ceneri del passato, la realtà dominante, la vita effervescente e un’immaginazione debordante? Quali saranno i punti di appoggio che le permetteranno di mantenere sullo stesso livello desiderio e realtà? Un principe naif? Una fata eccentrica? Joël Pommerat, autore e regista, che Ariane Mnouchkine ha definito un “petit soleil”, un piccolo sole, ritrovando in lui la stessa idea di lavoro collettivo che è all’origine della filosofia e dell’arte del Théâtre du Soleil, riscrive liberamente Cenerentola. Riprende a suo modo i temi della favola, i prodigi che nascono da un lutto difficile, da comunicazioni confuse e violenze interpersonali. Sulla trama di un racconto già molte volte alterato dalla tradizione orale, fissato molto provvisoriamente da Charles Perrault prima e dai fratelli Grimm poi e del quale esistono in tutto il mondo diverse centinaia di varianti, Pommerat tesse la propria visione della giovane orfana… Come già aveva fatto con Pinocchio o Cappuccetto Rosso, i suoi due precedenti spettacoli, Pommerat mescola elementi riconoscibili della fiaba ad audaci trasfigurazioni. Occupandosi simultaneamente di una scrittura personale stimolata dalla presenza degli attori e dal minuzioso lavoro sulle luci, sulle proiezioni e sul suono, crea per la scena immagini nuove e inquietanti, disorienta l’orecchio con l’apparente semplicità di una lingua essenziale, sconvolta dalla particolarità di una recitazione spogliata dalle convenzioni teatrali. Modificandolo, vestendolo dei poteri illusionistici del teatro contemporaneo, Pommerat rinnova la forza originale del racconto, la sua struttura allo stesso tempo familiare e criptica: un dedalo di significati per interrogarci sulla vita, che si abbiano 8 o 88 anni, senza moralismi né risposte precostituite. Joel Pommerat , classe 1963, dice di se stesso: “io non scrivo testi, scrivo spettacoli… il teatro si vede e si ascolta e io lavoro con tutto, con la voce, il gesto, il suono, le immagini”. Nel 1990 fonda la sua compagnia, nel 2006 è invitato al Festival d’Avignon, dove allestisce quattro spettacoli e per tre anni è artista residente al Théâtre des Bouffes du Nord, chiamatovi da Peter Brook. Attualmente è artista associato dell’Odéon Théâtre de l’Europe di Parigi e del Théâtre National di Bruxelles. Nel 2015 aprirà il Festival d’Avignon. Spettacolo in lingua francese sovratitolato in italiano. Informazioni e prenotazioni 848800304 – www.piccoloteatro.org
                                                                                                Michele OLIVIERI

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