Zappalà: ORATORIO PER EVA

All’interno del progetto Transiti Humanitatis, Oratorio per Eva è la creazione che Roberto Zappalà dedica appunto a Eva, figura simbolica per eccellenza.
L’Eva biblica, al contempo prima donna e madre dell’umanità, diventa, senza soluzione di continuità, la danzatrice che la porta in scena e la donna di oggi; in un “racconto” in prima persona, che si fa, suo malgrado, specchio di una condizione ancora non pacificata e di quotidiana violenza.
Oratorio per Eva è, dopo Invenzioni a tre voci, la seconda tappa del progetto Transiti Humanitatis, un percorso che avrà come stazione d’arrivo, ad inizio 2016, la produzione I am beautiful.
Creazione per sola danzatrice, violino e un ensemble di voci barocche, il transito in questione parte da una dichiarata e onesta riformulazione di un vecchio progetto sulla sofferenza del corpo rivisto da una diversa angolazione e prospettiva, sia scenica che concettuale.
Con la figura di Eva, al contempo personaggio biblico e emblematica prima donna, danzatrice e donna di oggi, si vuole “raccontare” una nascita che è sofferenza e liberazione, dolore e consapevolezza, bellezza e affermazione di sé; un passo ulteriore per tracciare un aspetto fondamentale dell’umanità e della sua bellezza.
Un parto che dal paradiso porta al caos dell’umanità, in una genesi di secondo grado dove la vera nascita di Eva e dell’umanità è quella del dopo la cacciata dal paradiso terrestre; è quella della consapevolezza, della parola e del racconto.
La danza si impossessa delle parole di Mark Twain, tratte da Il diario di Eva, che sfumano in maniera impercettibile in quelle della danzatrice/interprete, per incorporarle letteralmente in sé, facendole diventare corpo in movimento.
Attraverso una danza spigolosa ma anche tenera, dolce e anche violenta, scopriamo gli smarrimenti e le paure, i dubbi e le certezze di un’Eva simbolica e reale che si trasfigura nella danzatrice che la interpreta / rappresenta, e nella donna; in ogni donna. In ognuno.

TRANSITI HUMANITATIS / Passaggi, attraversamenti, viaggi, incroci, incontri.
Il nuovo progetto creativo di Roberto Zappalà, “transiti humanitatis” si articola in più fasi.
La creazione produzione I am beautiful con debutto previsto inizio 2016 al Teatro Comunale di Ferrara, sarà il punto d’arrivo di un percorso iniziato nel 2014. Il punto di partenza del progetto è costituito da alcuni passaggi/performace convenzionalmente chiamati “transiti” e che sono presentati al pubblico in vari episodi. “Transiti” dove l'”umanità”, quella dell’umanesimo, degli “studia humanitatis” che nel quattrocento indicavano gli studi letterari volti a formare la persona, divengono, nella traduzione di Roberto Zappalà, gli “studia” del corpo e del gesto trasfigurati in un universo coreografico che cerca di mettere il corpo quale elemento fondante e transito ineludibile di un “nuovo” umanesimo.
La bellezza evocata ed esplorata, nella nuova creazione di Roberto Zappalà per la compagnia Zappalà danza ha come fonte d’ispirazione, con un paradosso solo apparente, l’immobilità eterna e assoluta della pietra (del gesso).
Quella di Rodin e della sua opera. È la bellezza del corpo del danzatore/trice a partire dal quale tutto incomincia e nel quale tutto si consuma ed esaurisce.
Per Roberto Zappalà mettere a nudo il corpo, ovviamente non solo nel senso letterale, equivale a mettere a nudo il cuore umano, (per tornare a Baudelaire), e farlo attraverso una lingua che ha la sua grammatica e la sua sintassi nei nervi e nelle giunture, nei fremiti e nei sussulti del corpo.
Il corpo può diventare così la mappa per decrittare la società, ed è attraverso la corporeità, il paradosso del suo “universale narcisismo”, che l’uomo si rivela e rivela il suo posto nella società.
L’intenzione è quella di provare con la danza a raccontare la corporeità e l’identità umana, e così la sua bellezza.
                                                                                                      Michele OLIVIERI

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